Tutto iniziò quando mi capitò tra le mani, circa vent’anni or sono, il libro: “La sapienza di Avalon. Alle fonti del pensiero celtico” , di Brian Bates, Rizzoli. Quella lettura fu, per me, una vera rivelazione.

Porte che erano rimaste da anni socchiuse, si spalancarono alla scoperta di un mondo, di un universo di conoscenze e di interessi di portata tale da cambiare radicalmente la mia filosofia di vita. Non nozioni nuove, ma la formalizzazione di una sensibilità e una conoscenza che era ben presenti nel mio intimo da sempre, sopita, ma presente nell’immaginario, quasi scolpita nel mio patrimonio genetico. Quando da ragazzo vagavo, spesso da solo, nei boschi della mia regione nativa, la Valle d’Aosta, sentivo una sorta di partecipazione emotiva con la foresta e i suoi abitanti, una sorta di comunione spirituale con il bosco e più in generale con la natura incontaminata. Avevo, allora come ora, la sensazione che questo vagare rappresentasse qualcosa in più del piacere del puro esercizio fisico. Mi piace ora pensare che fosse una sorta di ritorno alle origini ancestrali di quella che io amo chiamare “stirpe Celta”, la nostra origine di nativi Europei. La lettura di questo libro diede voce, molti anni dopo, a quelle sensazioni giovanili e divenne per me una sorta di manifesto di consapevolezza. Il libro di Bates, insieme al suo romanzo “la via del Wird”, purtroppo entrambi oggi quasi introvabili in Italia, sono una lettura che consiglio vivamente a tutti quelli che “sentono” una comunanza emotiva con questi argomenti e che vogliono avvicinarsi alla conoscenza delle antiche consuetudini.

Da quella prima lettura ho fatto molta strada nella ricerca spirituale ed esoterica, andando molto al di là degli argomenti strettamente riguardanti i Celti. Studio ininterrottamente per approfondire il mio percorso iniziatico e sperimento direttamente, camminando non solo più in ambito neodruidico e neopagano, la via sottile, ma in quelle pagine, ancora oggi ritrovo grandi verità e spunti di riflessione.