La musica, in quanto vibrazione, è in grado alterare la struttura fisica della materia, che in fondo sappiamo, altro non essere se non energia coesa da forze vibrazionali?
Plausibile.
Alfred Tomatis afferma che l’impulso sonoro non solo sia portatore di vita ma che, il mondo stesso, sia stato creato da un suono iniziale. Gli antichi hanno sempre affermato che l’universo abbia avuto origine da un suono primordiale, un dire iniziale proveniente da “una voce suprema”. Questo suono primordiale è il “Canto del Logos”, parola viva portatrice di semantica, ossia di significati che, in quanto tali, conferiscono determinazione e senso all’indeterminato.
Il cosmo si presenta in forma vibratoria, la materia è costituita da atomi e molecole tenute insieme da energie vibrazionali elettromagnetiche e in questo contesto, il suono e la luce, sono manifestazioni dello stesso fenomeno che si esprime in forme diverse.
Il cosmo è quindi suono e la creazione non può essere altro che la realizzazione del fenomeno sonoro che si diffonde nello spazio, a cui da forma, inventando il tempo mano a mano che si espande.
Questo “Canto del Logos” rappresenta e costituisce oltre al cosmo, gli esseri che lo popolano con le loro particolarità vibratorie, in quanto tutte le forme di vita, senza eccezioni, emettono delle vibrazioni sonore esprimenti la loro identità. La nota che ogni essere vivente rappresenta è quello che gli antichi Egizi chiamavano il “Ren”, il nome nascosto, la cui corretta pronuncia, rappresentava l’essenza vivente a cui si riferiva. Arrivare a conoscere il proprio “Ren”, ossia se stessi, la propria intima vibrazione, significa accordarsi e essere capaci di suonare nell’orchestra della vita, in armonia, senza sovrastare e essere sovrastati.
La musica è quindi in tutte le cose, nei ritmi galattici ma anche nelle foglie che crescono e nei fiori che sbocciano, nel sale che cristallizza, nell’emozione che si fa vibrazione, nel ritmo del tamburo dello sciamano che segue il pulsare del cuore universale.
Certo è che la musica in tutte le epoche ha rivestito e, continua a rivestire, un ruolo centrale in tutte le forme di espressione della vita sociale umana; in particolare quando l’uomo cerca di percorrere le vie dello spirito. La musica emoziona, coinvolge, amplifica i sensi e i sentimenti; per capirlo a fondo provate a guardare un film senza la colonna sonora. La musica rende tutto più grande e più bello, apre le porte dei mondi sottili; è il destriero da montare per intraprendere i viaggi oltre il velo della materia.
Il più antico e potente mezzo per stimolare l’accesso a questi percorsi è rappresentato dal suono del tamburo. Ritmico, continuo, ossessivo, contribuisce in modo determinante a raggiungere stati di coscienza alterati, apre le porte dei mondi durante i viaggi sciamanici.
In Australia gli sciamani usano il didgeriddoo, i Sami in Lapponia il tamburo e un canto ripetitivo detto joiking. Durante queste esperienze, lo sciamano, entra in uno stato alterato di coscienza in cui viene a trovarsi fuori dal tempo e dallo spazio, in quella che Carlos Castaneda definiva realtà non ordinaria, un vero universo parallelo. Oggi gli strumenti scientifici sono in grado di misurare l’attività celebrale e rappresentarla in forma d’onda. In condizioni ordinarie le nostre onde sono in uno stato definito, chiamato Beta, ascoltando il suo monotono del tamburo, le nostre onde celebrali rallentano, si conformano al ritmo musicale, raggiungono lo stato Alfa, quello che segnala l’inizio dello stato meditativo, poi raggiungono il livello Theta e il viaggio diviene allora possibile.
La musica è quindi in grado di alterare il nostro stato vitale.
Presso l’antica società europea, quella celtica, era centrale la figura del Bardo che non a caso rappresenta l’unica funzione druidica che è riuscita a sopravvivere ufficialmente nei secoli. In uno di questi poemi sopravvissuti, si narra che Dagda una delle principali divinità celtiche, “avesse racchiuso le proprie melodie” nell’arpa, lo strumento sacro per eccellenza. Il Dio suonava con questo strumento le “tre arie che distinguono l’artista”, facendo dapprima lacrimare, quindi piangere ed infine addormentare gli ascoltatori.
La musica è quindi in grado di modellare la volontà.
La Musica é fondamentalmente suono, spostamento d’aria, quindi vita. Amano dire gli Indù: «Se il filo d’erba si muove, significa che esso emette un suono, sta in noi percepirlo». La salute è volontà di benessere e, i monaci tibetani, curano le malattie con il canto attraverso la recitazione di mantra.
La musica è quindi in grado di curare il corpo oltre la mente.
I caratteri dell’Armonia musicale, già per i pitagorici, erano gli stessi dell’armonia cosmica. Questo concetto filosofico è denominato “ Musica delle sfere”, si tratta di una tesi che interpreta l’universo come un enorme sistema, regolato da proporzioni numerice. Pitagora formulò in modo compiuto queste teorie ereditando antichissime conoscenze fondate su reminiscenze, già allora quasi completamente smarrite. Per primo Pitagora, capì che l’altezza di una nota musicale è proporzionale alla lunghezza e alla sezione della corda che la produce e che gli intervalli fra le frequenze sonore altro non sono se non rapporti numerici. Oggi, la moderna fisica ha confermato che l’Universo emette un suono acuto che ricorda quasi il vagito di un bimbo appena nato, alternato a un tono grave come un ruggito. E’ dimostrato da una quantità di esperimenti e, confermato dagli astronomi, che queste vibrazioni hanno realmente accompagnato la nascita e la vita dell’Universo. Fu David Wilkinson a capire che il fioco segnale sonoro che, gli strumenti più sofisticati erano in grado di percepire, era la voce che veniva dal lontanissimo Big Bang, residuo dell’immenso calore che si era sprigionato. Secondo alcuni studi nella radiazione “fossile” di fondo sono rimaste impresse le onde acustiche esistenti nell’Universo primordiale.
La musica è la voce dell’Universo.
Secondo Einstein, la perspicacia nelle scoperte scientifiche, non è un prodotto della logica o della matematica, bensì, come per gli artisti, dell’intuizione e dell’ispirazione. La figlia Maja, ha raccontato che a volte il padre, mentre era seduto al pianoforte a suonare, improvvisamente si alzava esclamando: “… sì, ecco, ora ce l’ho…”. Si ritiene che vi sia una sottile connessione tra le scoperte scientifiche di Einstein e la musica; nello specifico, Einstein avrebbe elaborato la teoria della relatività, per intuizione e, la musica sarebbe stata la forza motrice dietro questa intuizione.
La musica è il linguaggio universale per eccellenza.


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